23/07/00

Lascia che ti tirino i sassi

2°Samuele 16:5-14

Introduzione: Domenica abbiamo visto come si può mantenere l’unità e cioè attraverso l’amore degli uni verso gli altri, il parlare male la distrugge e porta anche ad abbreviare la vita  1Pietro 3:10  Infatti «chi vuole amare la vita e vedere dei buoni giorni, trattenga la sua bocca dal male e le sue labbra dal parlare con inganno; C’è qualcosa che tutti i cristiani sanno ma che pochissimi riescono a mettere in pratica e cioè le parole del Signore riguardo a chi ci da uno schiaffo. Il testo letto ci fa vedere come Davide ha reagito in tale modo e cosa gliene ha derivato.

 

Un uomo (indeterminativo, solo un beniaminita) definito da Abishai “cane morto” per dire uomo senza valore, senza peso,  persona che non conta niente, fra l’altro stava insultando con parole e fatti il re che aveva potere di vita e di morte sulla sua vita.  

Il re Davide stava passando un periodo pieno di amarezze a causa del figlio Absalom, il quale stava cercando di organizzare un colpo di stato. Nel momento particolare l’uomo beniaminita gli lancia maledizioni e sassi. Qual è  la sua reazione? Lasciatelo fare, vuol dire che gliela detto Dio. In poche parole giustifica  e non condanna, non c’è desiderio di vendetta, ma giustificazione.

 

Abishai vorrebbe fare quello che fanno tutti gli uomini e cioè chiudere la bocca a chi parla contro. Nessuno sopporta opposizione, critiche. Tagliamogli la testa. Davide vede oltre, sa che se è Dio che gli ha detto di maledirlo non cambierebbero le cose se gli tagliasse la testa, perché ciò che Dio decreta, quello accadrà comunque e nessuno potrebbe ostacolare i suoi piani. Ha accettato l’afflizione con la speranza che Dio lo veda e ne abbia misericordia. Questa è fede. Noi sappiamo che il disegno di Absalom non si è avverato, Davide è morto di vecchiaia ed è stato lui stesso a stabilire il successore, il quale ha goduto della benedizione del padre.  Salmo 119:71  E' stato bene per me l'essere stato afflitto, perché imparassi i tuoi statuti.

 

Certe volte dobbiamo imparare a fare silenzio, invece di precipitarci con le parole, con le autogiustificazioni, dovremmo sapere incassare i colpi. La fede non è prendere solo le promesse di Dio ma ubbidire a ciò che il Signore ci dice. Romani 12:19  Non fate le vostre vendette, cari miei, ma lasciate posto all'ira di Dio, perché sta scritto: «A me la vendetta, io renderò la retribuzione, dice il Signore».   

 

Abishai ragiona in modo naturale, fa usa delle proprie risorse, è incredulo, sia appoggia sul braccio di carne, oggi più che mai abbiamo bisogno di poggiarci sulla Parola di Dio.

 

L’incredulità può essere camuffata, oppure può essere dichiarata o meglio confessata,  come fece il padre del figlio epilettico Marco 9:14. Quando sentì che il figlio non era stato liberato per mancanza di fede  e comprese che niente è impossibile a chi crede , disse subito a Gesù: <<sovviene alla mia incredulità>>. Ha confessato ed ha pregato.

Oggi spesso camuffiamo la nostra incredulità in modo religioso, ci appoggiamo a delle scritture male interpretate per fare dire a Dio ciò che non ha detto, piuttosto di essere sinceri ed onesti con Dio e con noi stessi. Non possiamo pensare che la fede deve funzionare solo per ricevere, ma anche per obbedire. Non possiamo credere che tutte le sue promesse sono si ed amen e nello stesso tempo facciamo le nostre vendette perché non vogliamo essere afflitti o come si dice in questi tempi, “passare da stupidi”. E’ tempo di avvicinarci a Dio con spirito di ubbidienza e di sottomissione. Egli vuole mostrare le sue compassioni, la sua misericordia, ma vuole nel contempo che stiamo alle sue regole (se così le vogliamo chiamare).

       

E’ tempo in cui ci preoccupiamo più di Dio, di piacergli, di fare la sua volontà, piuttosto che fare le nostre vie. Egli sa difenderci più di quanto noi stessi lo sappiamo fare. Egli ci difende dai nostri nemici che conosciamo e non. Ci difende  maggiormente dai nemici che affliggono il nostro spirito, che ci impediscono di vivere la nostra comunione con Lui serenamente, quali l’orgoglio, le passioni della carne ecc..

 

Davide sapeva che nell’afflizione si può invocare Dio per essere liberati, lo sperimentava continuamente, ma non ha fatto vendetta e Dio è stato sempre con Lui.

 

Sincerità e fede sono due ingredienti indispensabili per poter capire e sperimentare che Dio non ci lascia e non ci abbandona.

 

Salmo 34: 6  Quest'afflitto ha gridato, e l'Eterno lo ha esaudito e l'ha salvato da tutte le sue avversità.  

 

19  Molte sono le afflizioni del giusto, ma l'Eterno lo libera da tutte.