07/05/00

E’ ancora tempo per il soprannaturale

Marco 16:16-20

Tutti i cristiani vorremmo essere accompagnati dai segni e dei prodigi di Dio, tutti vorremmo vivere continuamente nel miracoloso, tutti vorremmo toccare il lembo della veste del Signore ed essere guariti, tutti vorremmo che alla nostra ombra le persone fossero toccate da Dio, purtroppo queste cose nel tempo che stiamo vivendo non sono così. Non voglio dire che non ci sono i miracoli o che non c’è la fede, ma non c’è la condizione che troviamo nel libro degli Atti degli apostoli.

Leggendo questo libro, se siamo sinceri, ci dovremmo vergognare, perché vediamo l’esistenza di un miracoloso che non lascia ombre di dubbi.

Miracoli di persone conosciute in una certa condizione e poi completamente trasformati dalla potenza di Dio. Lo zoppo guarito nel tempio, Tabita, donna conosciuta per la sua bontà e fede che viene risuscitata, il ragazzo che cade da una certa altezza mentre Paolo predica  e  viene riportato in vita.

La guida di Dio, precisa, con tutte le indicazioni necessarie per non sbagliare. Dio che parla a Saulo in visione e gli mostra un uomo che si chiama Anania che gl’impone le mani per poter ricevere la vista. Già Saulo sapeva ciò che gli sarebbe accaduto e come avrebbe ricevuto la vista. Poi il Signore completa l’opera parlando ad Anania e dandogli tutte le indicazioni: va nella strada detta Diritta, cerca la casa di Giuda e poi guarisci un uomo che viene da tarso che si chiama Saulo, alloro non c’erano i numeri civici e i codici postali, altrimenti Anania avrebbe avuto anche quelli. Le stesse cose sono accadute a Cornelio e a Pietro, e in altre circostanze quante guide perfette, senza sbagliare.

 

Forse Dio è cambiato? Forse queste cose erano solo per quel periodo? O forse è l’uomo che è cambiato, è diventato troppo intelligente, sa troppe cose, ha molti mezzi potentissimi nelle mani, può vivere con un maggior comfort rispetto al passato, può contare su molti enti di assistenza, sulle assicurazioni. Tutto ha reso il cuore dell’uomo più meccanico, più gelido, più insensibile.

Troppe cose da fare, troppi impegni, siamo diventati troppo importanti, sembra quasi che Dio per parlarci abbia bisogno di prenotarsi. Ma Dio non ha mai parlato con persone di questo tipo, Dio ha fatto conoscere i suoi piani e i suoi desideri a coloro che hanno saputo stare con Lui, alla sua presenza per molto tempo.   Anania era un discepolo di Damasco che stava in preghiera e lì il Signore potè mostrargli il suo lavoro. Delle persone oggi si offendono perché non ricevono incarichi per svolgere compiti spirituali. Ma quanto vale un incarico dato direttamente da Dio?

 

Siamo onesti e sinceri almeno con noi stessi, quanto tempo stiamo in ginocchio ad aspettare che Dio ci faccia sapere cosa dobbiamo fare. O si, preghiamo tutti, ma quanto? E con quanta fede e con quanto desiderio di fare?

 

Saulo pregava e Dio gli dette la visione di Anania, questi pregava e Dio gli dette la visione di Saulo. Nel libro degli Atti ci sono molte azioni, ma c’è anche molta preghiera. Forse nel predicare la fede, la prosperità, la guarigione ecc.. abbiamo dato troppa enfasi alle promesse di Dio e poca alla preghiera. Se ciò è successo, siamo ancora in tempo per recuperare.

E’ tempo di cercare la faccia del Signore con tutto il nostro cuore, senza di Lui non potremo fare niente.

Daniele comprese questo tempo divino perché aveva studiato i profeti del passato: (Daniele 9:2-3) "Io Daniele compresi dai libri il numero degli anni in cui, secondo la parola dell'Eterno indirizzata al profeta Geremia, dovevano essere portate a compimento le desolazioni di Gerusalemme, cioè settant'anni. Volsi quindi la mia faccia verso il Signore Dio, per cercarLo con preghiera e suppliche, col digiuno, col sacco e con la cenere". Studiando Geremia, Daniele aveva scoperto che i settant'anni dell'esilio stavano per finire. Geremia 29:10-11 dice: "Così dice l'Eterno: Quando saranno compiuti i settant'anni per Babilonia, io vi visiterò e manderò ad effetto per voi la mia buona parola, facendovi ritornare in questo luogo. Poiché io conosco i pensieri che ho per voi, dice l'Eterno. Pensieri di pace, e non di male, per darvi un futuro e una speranza".

Perché Daniele non si era rallegrato? Perché non ha afferrato la promessa e non ha aspettato? Perché ha iniziato a piangere, a pregare, a digiunare, vestito di sacco?

Perché aveva scoperto che c'era una condizione affinché tutto questo avvenisse. Si, Dio aveva promesso di liberarli, di fare loro del bene; ma, ecco i versi 13 e 14 dello stesso capitolo: "Mi invocherete e verrete a pregarmi, e io vi esaudirò. Mi cercherete e mi troverete, perché mi cercherete con tutto il vostro cuore. Io mi farò trovare da voi, dice l'Eterno, e vi farò tornare dalla vostra cattività; vi raccoglierò da tutte le nazioni e da tutti i luoghi che vi ho dispersi, dice l'Eterno; e vi ricondurrò nel luogo da cui vi ho fatto condurre in cattività". Il peccato, o il disinteresse, possono annientare le promesse di Dio. Daniele aveva scoperto dal capitolo 4:29 di Deuteronomio che Israele sarebbe stato disperso a causa del peccato, ma aveva ricevuto la promessa che sarebbe stato altresì liberato. "Ma di là [cattività] cercherai l'Eterno, il tuo Dio; e lo troverai, se lo cercherai con tutto il cuore e con tutta l'anima".

Daniele entrò in azione. Il miracoloso comporta un consacrarsi interamente a Dio, lasciandosi guidare dallo Spirito Santo.