28/05/2000
Matteo 12:33-37
Nel capitolo sopra
citato, l’uomo viene paragonato ad un albero, ma non
perché ha foglie e rami, ma perché è chiamato a portare frutto. Così come in un
albero la parte che porta frutto è il ramo, nell’uomo è la bocca a portare il
frutto. La nostra bocca, infatti, può pronunciare maledizioni o benedizioni;
questo determina la condizione nella quale ci veniamo a trovare e l’atmosfera
spirituale che ci circonda.
L’uomo è il
risultato di quello che pensa, di quello che dice e di quello che fa.
Spesso quello che siamo dipende da ciò che pensiamo di noi e delle
circostanze; quello che pensiamo dipende da ciò che crediamo e tutto questo
dipende da ciò che ascoltiamo e confessiamo.
Se meditiamo,
confessiamo, ascoltiamo
Nella
vita quotidiana siamo attorniati da amici e da nemici, persone che ci amano e persone
che ci sfruttano; alcuni desiderano il nostro bene, altri, invece, desiderano
il nostro male ed il fatto che non tutti ci amano e che nessuno ci ama come Dio
determina in noi sfiducia, isolamento, paura degli altri; insomma, una fede
negativa.
Questa situazione
crea in noi una menzogna, proprio perché pensiamo che il diavolo sia potente da
fare chissà quali prodigi e vediamo Dio piccolo ed il diavolo grande. Così se si verificano situazioni diverse da quello che avevamo
pensato, subito dalla nostra bocca escono parole di dubbio, paura ed incertezza
(ad es. forse sto attraversando una prova, oppure, il diavolo mi sta mettendo i
bastoni fra le gambe anche se, possibilmente, non è così). Dando così troppa
enfasi alle opere del diavolo ci lasciamo condizionare e facilmente ci
scoraggiamo; ma la realtà non è questa. Dio è più grande del diavolo ed è
potente da cambiare tutte le circostanze negative, ma per fare ciò ha bisogno
della nostra fede.
Quello che c’è nel
nostro cuore determina ciò che diciamo ed un giorno saremo responsabili davanti
a Dio di tutto quello che avremo detto.
Il diavolo cerca di distruggerci, ma
E’ importante ciò che noi crediamo ed è ancora più
importante che noi crediamo a ciò che il Signore ci
dice nella Sua Parola perché esso determina il nostro parlare.
Come possiamo dunque resistere al diavolo?
Tenendo a freno la nostra lingua proprio quando da essa stanno uscendo parole di maledizioni. La maledizione non è solo augurare male agli altri, ma è
soprattutto non parlare un linguaggio di fede perché il linguaggio dello
Spirito è il linguaggio della fede.
Ciò che esce dalla nostra bocca, non contamina solo
noi stessi, ma anche le persone che ci stanno accanto; ecco perché quando
accusarono Gesù che i suoi discepoli non si lavavano le mani, prima di
mangiare, secondo il rito degli anziani, il Signore disse loro che non era ciò che
entrava nella bocca a contaminare il corpo, ma quello che dalla bocca né
usciva.
Un cristiano deve
resistere al diavolo anche quando sembra che sia rimasto solo. Proprio in quel
momento deve credere che Dio sta vedendo la sua sensazione di solitudine e che
è accanto a lui, invece di dichiarare parole negative.
Gesù ha detto: <<Ecco io sono con voi fino alla fine dell’età
presente>>. Dio è con me quando sono solo e quando sono in compagnia, Davide
diceva: <<quand’anche
camminassi nell’ombra della valle della morte, non temerei male alcuno perché
tu sei con me>>, egli sapeva che in
quella circostanza ogni uomo si sente solo, perché lui lo aveva sperimentato,
ma lui sapeva che Dio non lo avrebbe lasciato.
Ogni giorno Dio
s’aspetta che noi parliamo un linguaggio diverso, noi non dobbiamo essere né positivi e nemmeno negativi, ma realisti. Ultimamente il
mondo sta facendo enfasi sul parlare positivo, ma
questa è una cultura orientale che non ha niente a che vedere con
Nella Parola non
c’è positività o negatività, ma una realtà con la soluzione divina che consiste
nel credere a tutto quello che dice
2Co 4:13 Ma pure, avendo noi lo stesso spirito di
fede, come sta scritto: <<Io
ho creduto, perciò ho parlato», anche noi crediamo e perciò parliamo,>>
Quando una persona
ha dei soldi in banca ed è titolare di un controcorrente,
può accumulare questi soldi continuamente, oppure, man mano che servono, farli
uscire in base alle esigenze, attraverso prelievi diretti, emissione di assegni
bancari o bancomat.
Noi dobbiamo provvedere a fare uscire la ricchezza della Parola di Dio
nelle varie circostanze, senza farci affliggere da esse.
Dio ha mantenuto
sempre un contatto con il suo popolo attraverso la sua Parola che veniva affidata ai suoi unti, generalmente profeti o persone
particolari come i patriarchi, Mosè , Giosuè ecc…
Spesso
rivolgendosi ai profeti diceva: profetizza
Ger.25:30 «Perciò
profetizza contro di loro tutte queste cose e di' loro: L'Eterno ruggirà
dall'alto e farà sentire la sua voce dalla sua santa dimora; egli ruggirà con
forza contro il suo ovile, manderà un grido come i pigiatori d'uva contro tutti
gli abitanti della terra.
Eze.6:2 «Figlio d'uomo, volgi la tua faccia verso i
monti d'Israele e profetizza contro di essi
Am.7:15 L'Eterno mi prese da dietro al gregge, e
l'Eterno mi disse: "Va' profetizza al mio popolo d'Israele.
Con il termina, profetizza, il Signore intende dire:
esprimi con franchezza la verità, falla conoscere al mio popolo. Nel V.T. Dio prima di emettere un giudizio faceva
profetizzare i suoi unti. Oggi possiamo edificare, possiamo demolire, possiamo
emettere anche noi dei
giudizi, tutto dipende da quello che ascoltiamo e da quello che
crediamo.
Noi non possiamo
essere la luce del mondo o il sale della terra se non profetizziamo, se non
parliamo sempre
Conclusione