Il paralitico di Betesda

Scritto da Liliana Aloini
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 Gv 5:1 Dopo queste cose, ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. 2 Or a Gerusalemme, vicino alla porta delle pecore, c'è una piscina detta in ebraico Betesda, che ha cinque portici. 3 Sotto questi giaceva un gran numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici, i quali aspettavano l'agitarsi dell'acqua. 

4 Perché un angelo, in determinati momenti, scendeva nella piscina e agitava l'acqua; e il primo che vi entrava, dopo che l'acqua era agitata, era guarito da qualsiasi malattia fosse affetto. 5 C'era là un uomo infermo da trentotto anni. 6 Gesù, vedendolo disteso e sapendo che si trovava in quello stato da molto tempo, gli disse: «Vuoi essere guarito?». 7 L'infermo gli rispose: «Signore, io non ho nessuno che mi metta nella piscina quando l'acqua è agitata, e, mentre io vado, un altro vi scende prima di me». 8 Gesù gli disse: «Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina». 9 L'uomo fu guarito all'istante, prese il suo lettuccio e si mise a camminare.

 

Betesda ovvero la piscina della speranza della guarigione, ma uno solo poteva riceverla se era il primo ad immergersi in essa.

Con Gesù è diverso: infatti è venuto affinché tutti credano e ricevano guarigione da qualsiasi tipo di malattia.

Non a caso Gesù andò dal paralitico, che era l’unico fra tanti, che aveva in cuor suo una piccola speranza perché era stato accompagnato lì ma poi lasciato solo. Per quest’uomo, la solitudine ed il senso di abbandono, erano la sua compagnia, mentre la sua unica speranza era quella che nessun malato andasse alla piscina cosicché potesse essere calato per primo in essa ed essere guarito. Ma Gesù ebbe compassione di lui e lo guarì, anche se era il giorno di sabato.

Possiamo dedurre che attorno alla piscina ci fossero due categorie di persone: quelli che in qualche modo credono ed hanno speranza e quelli che pur credendo, si poggiano su altri che possono aiutarli.

Gesù è l’unico che ci può capire quando ci sentiamo soli ed abbiamo i problemi che ci opprimono. Perciò guardiamo verso Gesù che è l’unico che ci comprende e ci può guarire e liberare. DIO non sottovaluta la nostra piccola speranza poiché è Colui che la ravviva ed è sempre presente vicino a noi.

Potremmo paragonare coloro che si poggiano sull’aiuto degli altri per essere spinti nella piscina come a coloro nei quali il seme della Parola è gettato sulla terra e viene bruciato o dal sole forte oppure ricoperto dai rovi e dalle erbacce.

Noi dobbiamo guardare al prossimo con gli occhi della compassione, del perdono proprio come faceva Gesù, ricordandoci che Lui ama tutti tranne gli ipocriti che sono solo apparenza e dentro ai cuori non hanno amore.

Il progetto di DIO è quello di far camminare i paralitici spirituali, che non stanno camminando verso il trono di DIO, proclamando la Sua Parola e smettendo di guardare le circostanze, che altro non sono che il guardare alla piscina aspettando che le acque siano agitate dall’Angelo e che qualcuno li spinga nella piscina stessa.

 

1 Giovanni 2:6 Chi dice di dimorare in lui, deve camminare anch'egli come camminò lui.

 

Questa deve essere la nostra priorità e ricevere ogni giorno il pane fresco della Parola di DIO.

 

Luca 11:9 Perciò vi dico: Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto.

Cominciamo a cercare, a bussare ed a chiedere a DIO quello che sta scritto in:

 

1 Cronache 16:11 Cercate l'Eterno e la sua forza, cercate del continuo la sua faccia!

Cercare la forza di DIO e sapere quale è la sua volontà per la nostra vita, ogni giorno.

 

Isaia 55:6 Cercate l'Eterno mentre lo si può trovare, invocatelo mentre è vicino.

Invochiamo DIO perché questo è il tempo che Egli è vicino a noi e si lascia trovare.

 

Amos 5:4 Poiché così dice l'Eterno alla casa d'Israele: «Cercate me e vivrete,

Solo cercando DIO, vivremo veramente.

Questo è quello di cui abbiamo bisogno: cercare DIO perché è tempo di pregare, di digiunare per fortificarci nello spirito, di agire secondo la Sua Parola, non lamentandoci e non mormorando con gli altri, perché altrimenti parleremo la lingua del mondo e non quella della fede in DIO. Amen.